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BIOGRAFIA
1863: 9 febbraio
Giovanni Battista Marzuttini nacque a Udine alle prime ore del
pomeriggio e fu iscritto nei registri della parrocchia di San Giacomo Apostolo
(1) alla quale appartenevano i genitori (2). Questi furono Paolo Marzuttini, di
nota e benestante famiglia udinese, impiegato presso il Monte di pietà di
Udine, quale estimatore (3), e Maria Facci, sorella del famoso patriota e
filantropo Carlo Facci (4). Era epoca di fermenti in Udine che si preparava
all'annessione all'Italia e i Marzuttini e lo stesso Facci operavano non poco
nei comitati segreti ai fini dell'unificazione (5). Si sa poco dell'infanzia di
Tita tranne che fu primogenito di cinque figli (6) e che ebbe come precettore,
secondo gli usi del tempo, lo zio Carlo Facci, uomo colto e «pianista attivo»
(7) il quale però non volle iniziare il nipote alla musica.
1869
All'età di sei anni fu iscritto a frequentare la scuola elementare presso lo
Stabilimento alle Grazie, come risulta da una attestazione dell'anno scolastico
1872-73, quando frequentando la classe quarta, l'ultima prevista per quel grado
d'istruzione, ebbe come compagno Nicolò Serafini (8) con il quale mantenne una
lunga e fruttuosa amicizia.
1873
Continuò gli studi fino alla terza ginnasiale, con la prospettiva, coltivata
probabilmente dallo zio Carlo, di intraprendere la carriera militare.
1876
Lo ritroviamo, in questa data, a Milano nel Collegio Militare, sotto la guida del Col.
Bava Beccaris (9). Tita però si accorse ben presto di aver intrapreso una
strada sbagliata, non certo confacente ad un temperamento impulsivo e non
conformista qual era il suo. Dopo un anno e mezzo rientrò in famiglia a Udine (10).
1879
Abbandonati gli studi classici, decise di intraprendere l'Istituto Tecnico, ma fu costretto
ad acquisire la licenza di terza tecnica presso il Collegio di Cividale, retto,
allora, dal direttore A. De Osma (11).
Successivamente si iscrisse e frequentò l'Istituto Tecnico di Udine, sotto la presidenza del
prof. Misani (12), ma non giunse al compimento del terzo anno di corso, preso
da una incontenibile passione per l'arte, che gli fece abbandonare ogni cosa
(13).
1882
Conobbe e si legò in amicizia con Cesare Simonetti, del quale condivise la passione per
la pittura; ma l'arte, come ben si sa, non dà da vivere e Tita si guadagnò il
suo primo pane con il lavoro di cromista litografo nello stabilimento Passero
di Udine (14).
Assieme all'amico abbandonò il Friuli per trasferirsi a Firenze dove entrambi
lavorarono per le litografie e si mantennero così agli studi presso l'Accademia
di Belle Arti. Marzuttini frequentò il corso di Stefano Ussi da uditore e riuscì a superare l'esame di
professore di disegno con ottima valutazione, mentre cadde nell'esame di
disegno geometrico. La delusione fu cocente e tale da indurlo ad abbandonare
gli studi, senza neppure ritentare, e a rientrare a Udine (15).
1883
Non abbandonò l'arte, ma si rivolse con tutto l'ardore e con applicazione
ammirevole, per ben quattro anni, alla musica e, sotto la sapiente guida
dell'ottimo amico e maestro Luigi Cuoghi, studiò armonia e contrappunto.
Vuol recuperare il tempo perduto e trascorre i giorni impegnato a svolgere l'intero
programma del Conservatorio. Parallelamente studia composizione e
strumentazione con il maestro Edoardo Arnhold, allora maestro della banda della
città (16).
Ricercò poi, ancora una volta e inutilmente, un riconoscimento ufficiale, presentando
domanda di essere esaminato al Conservatorio di musica di Milano dove subì
l'ennesima frustrazione. «Esaminato
superficialmente da tre giovinetti, mentre il celebre Bazzini leggeva il
giornale ... ; gli fanno capire che la musica non è per lui» (17).
1885
Non gli mancarono positivi riconoscimenti che lo ripagarono del grave smacco subito
(18). In ambito locale era stimato tanto che gli fu offerta la direzione, che
accettò, della Banda di Tarcento, recentemente costituita ma destinata ad
essere sciolta dopo appena due anni per beghe politiche (19). A Tarcento
conobbe Maria Troiano che sposò nel 1889 e che gli sarà fedele e affettuosa
compagna fino alla morte.
A Udine, in questo periodo, dà vita al Circolo Mandolinistico (20), assieme a
Nicolò Serafini. Diresse il Circolo per quattro anni, approfondendo lo studio
di uno strumento, il mandolino, che era pressoché sconosciuto nella regione
(21).
1890
Chiamato a Trieste dal Circolo Artistico di quella città, fondò un Circolo
Mandolinistico dotato di sede e mezzi finanziari propri. Fu un periodo di
soddisfazioni ma anche di grande e faticoso impegno che si protrasse per sei
sette anni. I suoi studi musicali trovarono un’ampia divulgazione tramite
l’editore Schmidl che tra le altre cose pubblicherà nel 1908 il famoso metodo
di Marzuttini, che ebbe diverse edizioni in lingua straniera (22).
A Trieste Tita si dedicò a numerose, troppe, lezioni private, uscendone
fisicamente esausto. Non mancò di stringere amicizia con gli artisti triestini
allora più noti.
La sua attività pittorica trovò pure un riconoscimento in una esposizione di
Udine, nella quale gli fu attribuita una medaglia d'oro decretatagli dal
pittore Ettore Tito (23).
1895
Risale all'incirca a quest'anno l'interesse attivo ed entusiastico per
il canto popolare friulano, che vide Tita impegnato, assieme a Escher e a
Cuoghi, a recuperare la tradizione musicale friulana, mentre, nel contempo, si accresce
il suo interesse per la musica «seria» (24).
1897
Gravi interessi familiari impongono il suo rientro a Udine per cui decise di
abbandonare ogni attività nel capoluogo giuliano, spinto anche da un forte
esaurimento fisico provocatogli dall'eccessivo lavoro (25). A Udine incontrò
rilevanti problemi economici e pur non abbandonando l'arte, dovette rivolgersi
ad attività lavorative che garantissero il sostentamento per la famiglia,
accresciuta dalla nascita del figlio Guido (1894) dopo la dolorosa perdita di
altre due bambine per malattia.
Nutrendo, allora, interessi non comuni per la meccanica, soprattutto per i motori a
scoppio, si occupò di commercio e riparazione di automobili. Fu a capo del
Garage delle Grazie, della Società Garage (26) e, infine, con l'ing. Carlo
Fachini costituì il Garage Friulano (27). Per quasi un ventennio si occuperà
del lavoro di meccanico.
1901
Gli nacque il figlio Arnaldo, ancor oggi attento custode della memoria paterna.
1910
La passione per la meccanica lo spinse a concepire un aeroplano che purtroppo non
volò mai (28). Si dilettò anche di costruzione di automobili, di ingegnosi
dispositivo meccanici e di fotografia, ma considerò queste sue attività, che
indubbiamente richiedevano attitudini, abilità e conoscenze non comuni,
secondarie rispetto alla pittura e alla musica che ebbero sempre un posto
centrale in ogni momento della sua vita e che coltivò con amore e studio (29).
1914
Risalirebbe a questa data, secondo la testimonianza dello stesso Marzuttini, la creazione
della fabbrica di giocattoli, specializzata in quelli meccanici e nei soldatini
di piombo. Alla produzione di questi giocattoli Marzuttini portò tutta la sua
competenza in meccanica e le sue qualità artistiche e il risultato fu tale che
lo stesso re Vittorio Emanuele se ne interessò. All'esposizione di Milano del
1916 Tita ricevette una medaglia d'oro per i suoi giocattoli meccanici (30).
1915
L’ingresso dell’Italia in guerra aprì un nuovo e doloroso capitolo nella vita di Tita e
della sua famiglia. Egli vide il figlio Guido partire per il fronte francese,
quando proprio il giovane si stava affermando quale valente violoncellista
dotato indubbiamente e amatissimo dal padre. Guido, che negli interessi dovette
assomigliare molto al padre, ci ha lasciato una vasta e cruda documentazione
fotografica della guerra.
Marzuttini fece amicizia con il pittore inglese Julius M. Price, presente in Friuli quale
corrispondente di guerra di un giornale londinese (31), e cominciò a fornirgli
propri bozzetti di guerra per la pubblicazione.
1917
Caporetto colse di sorpresa gli udinesi e li costrinse a una penosa profuganza verso le
regioni centrali dell'Italia. Il 27 ottobre Tita, con la famiglia e assieme all'ing.
Fachini, partì per Milano dove giunse quasi un mese dopo. Nel capoluogo
lombardo rimasero qualche tempo a curare la fabbrica di giocattoli della quale
esisteva una succursale.
1918
Presentatasi l'occasione di trasferirsi a Napoli per fondare e dirigere lo stabilimento
meccanico Ingano e Di Lauro di duecento operai, Marzuttini accettò e si gettò
nell'impresa risollevando le condizioni finanziarie della famiglia e cogliendo
nuove soddisfazioni. I tempi però riservavano un nuovo dramma per la sua
famiglia. Giunse improvvisa la notizia della morte, avvenuta a Bligny, del
figlio Guido, decorato di medaglia d'argento al valore. Il dolore sconvolse
Tita e la moglie tanto che egli, incapace ormai di concentrarsi nel lavoro,
attese le condizioni per poter al più presto rientrare in Friuli (32).
1919
Conclusasi la guerra, solo nei primi mesi di quest'anno (33) fu possibile a Tita rientrare
a Udine, dove trovò una desolazione immensa. La perdita di ogni bene, dovuta ai
saccheggi che non risparmiarono neppure il suo studio di pittore, e il dolore
cocente per il lutto subito indussero Marzuttini a ritirarsi nella casetta di
Fauglis, che egli denominò significativamente il suo «eremo». Il periodo di
Fauglis non segnò l'abbandono di ogni impegno pubblico, anzi vide Tita assumere
per la prima volta cariche politiche e amministrative come quella di
Commissario prefettizio del Comune di Gonars per un biennio (1919-1920) (34).
Successivamente fu Sindaco e Podestà dello stesso comune dal 1924 al 1930 (35).
1920
Il decennale impegno politico-amministrativo, quanto di più eterogeneo si può
immaginare per un artista, non lo distolse dalla pittura e dalla musica alle
quali si diede totalmente, raggiungendo la fase più matura della sua
produzione. Ogni momento libero è dedicato all'arte dove raggiunge evidenti
caratteri di professionalità. Nella pittura si specializza nel ritrarre
paesaggi e animali, con l'occhio di attento e acuto osservatore della realtà,
con adesione ai canoni naturalistici e con uno studio costante e assiduo sul
piano tecnico, come dimostrano gli innumerevoli bozzetti e schizzi e le diverse
tecniche impiegate (36). In musica coltiva la polifonia, considerata la vera musica,
componendo trii, quartetti, canti corali e musica sacra per orchestra (37). Amò
inoltre scrivere in lingua friulana, trasferendo nei versi la sua esperienza
degli uomini e della natura, con spirito arguto, spinto a volte fino alla
satira. E’ del 1920 la prima poesia che apre la sua raccolta di versi quasi tutti inediti (38).
1925
Marzuttini si è sempre considerato un precursore della villotta, espressione massima della
musicalità popolare friulana. La sua battaglia per il riconoscimento della
autonomia e della peculiarità del Friuli nel campo musicale, dove veniva
assimilato al Veneto, trovò il suo coronamento in occasione del Concorso
musicale indetto dal Secolo XX che si concluse con la premiazione della sua
composizione «Paveute» e con l'accettazione ufficiale della sua tesi (39).
1943
L'artista friulano trascorse gli ultimi suoi dieci anni di vita prostrato a causa di un
forte esaurimento che gli impedì persino di allontanarsi da Fauglis (40).
Malgrado la malattia egli continuò ad operare e fino all'ultimo ebbe qualcosa
da insegnare a tutti coloro che gli si accostarono come ad un maestro. Egli ha
lasciato una specie di testamento spirituale in alcune pagine scritte
certamente di getto, vero e proprio zibaldone di pensieri, che egli volle
intitolare in modo singolare: «Perché sono pazzo!» (41). In quelle pagine Tita
giudica alcuni aspetti del suo tempo, fa professione delle sue idee artistiche
ed esprime considerazioni non sempre benevole sulla politica e su altri aspetti
della vita sociale del tempo. Morì a Fauglis l'l dicembre (42).
Gaetano Vinciguerra
(Udine, maggio 1986)
NOTE
(1) Secondo il registro di nascite e battesimi, vol. V, alla pagina 134, della
parrocchia di S. Giacomo Ap. di Udine, Giovanni Battista sarebbe nato un'ora
dopo mezzogiorno del 9 febbraio e battezzato il giorno successivo presso quella
chiesa con i nomi di Gio.Batta, Paolino e Baldassare. In una sua autobiografia
del 1939 Marzuttini afferma di essere nato alle 14.30.
(2) Il figlio Arnaldo testimonia invece che il padre sarebbe nato in via Cicogna
nella parrocchia di S. Quirino. Poiché i Marzuttini possedevano più case in
città, ciò non si può escludere.
(3) Testimonianza di Arnaldo Marzuttini.
(4) Carlo Facci (Udine 1842-1877), laureato in legge, fu con Garibaldi in Trentino
e a Mentana. Presidente della Congregazione di carità, fu anche membro
dell'Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Udine.
(5) A. Celotti, La massoneria in Friuli, Del Bianco, Udine 1982.
(6) Testimonianza di Arnaldo Marzuttini.
(7) Archivio Marzuttini, B 1, foglio l.
(8) Archivio Marzuttini, A l.
(9) Il noto generale che represse i moti operai a Milano nel 1898.
(10) Archivio Marzuttini, B l.
(11) Archivio Marzuttini, B I. La licenza della Scuola Tecnica era condizione
indispensabile per accedere all'Istituto Tecnico. Il Collegio Comunale
elementare, ginnasiale e tecnico di Cividale fu aperto alla fine del 1876.
(12) Massimo Misani fu preside dell'Istituto Tecnico dal 1871 al 1920. L'Istituto
Tecnico Udinese fu fondato nel 1867 per iniziativa di Quintino Sella, commissario regio.
(13) Archivio Marzuttini, B l. La ricostruzione del corso di studi mantiene elementi
di incertezza. E’ sembrato più verosimile il fatto che Marzuttini, abbandonato
il Collegio militare, abbia ottenuto la licenza tecnica da privatista o con un
corso accelerato sostenendo l'esame a Cividale, non potendo ritenere che abbia
potuto ripercorrere il triennio previsto per la Scuola Tecnica. Questo
spiegherebbe inoltre la fugace presenza di Tita a Cividale di cui lo stesso figlio Arnaldo non ricorda nulla.
(14) Archivio Marzuttini, B l.
(15) Archivio Marzuttini, B 1, 2, 3.
(16) Archivio Marzuttini B 2, A 2, A 3. Trattasi di certificazioni rilasciate il 1
febbraio 1889 che attestano gli studi musicali effettuati.
(17) Archivio Marzuttini, B l.
(18) Archivio Marzuttini, B l. Vi si legge: «Una medaglia d'argento ottenuta in uno
scalcinato concorso siciliano per una marcia funebre».
(19) Archivio Marzuttini, B l.
(20) La denominazione originaria risultante dalla partecipazione di nozze del 30
novembre 1889 sarebbe stata quella di Club mandolinisti e chitarristi udinesi.
(21) Archivio Marzuttini, B l. Marzuttini afferma che il mandolino era sconosciuto
allora in Friuli, mentre era molto in voga a Firenze perché era suonato dalla regina Margherita.
(22) G.B. Marzuttini, Meccanismo e velocità. Sei studi per mandolino lombardo o
napoletano. Ed. Schmidl - Trieste 1908.
(23) Archivio Marzuttini, B 1, foglio 2.
(24) Archivio Marzuttini B 1, foglio 2.
(25) Pare che il fratello Carlo avesse dilapidato il patrimonio familiare.
(26) Aveva sede nei locali Moretti, all'inizio dell'attuale Viale Venezia.
(27) Aveva sede nei locali dell'attuale sede dell'ACI in via Crispi.
(28) «Patria Friuli», 18.8.1910.
(29) Archivio Marzuttini, B 1, foglio 3.
(30) Il re Vittorio Emanuele III° visitò personalmente la fabbrica di Udine. Nel
1918 nominò cavaliere Marzuttini per la sua attività di industriale.
(31) Si tratterebbe del «The London New», secondo la testimonianza di Arnaldo Marzuttini.
(32) Guido Marzuttini cadde il 17 luglio 1918 sul fronte francese, a Bligny, e la
medaglia al valore gli fu conferita dal generale Albricci. Archivio Marzuttini, B 2.
(33) La data è stata presunta in base alla corrispondenza tenuta da Tita con Emilio
Volpe, che in una sua lettera del 28 febbraio 1919 lo informa sulle condizioni necessarie al rientro a Udine.
(34) E. Dentesano - Gonars, un comune della Bassa friulana.
(35) «Il Gazzettino», 12.2.1935.
(36) Archivio Marzuttini, B 3.
(37) Archivio Marzuttini, A 4.
(38) Le poesie sono quarantatre, raccolte in un quaderno manoscritto, tutte recanti
la data di composizione. E’ in possesso del figlio Arnaldo. Queste poesie sono
per la maggior parte inedite. Solo alcune sono note perché pubblicate da Tita
Marzuttini sotto lo pseudonimo di Tite Grison.
(39) Conservatorio «J. Tomadini» di Udine. Fondo Marzuttini. Lettera di G.B.
Marzuttini alla Società Filologica Friulana del novembre 1936.
(40) Archivio Marzuttini, B 3.
(41) Quaderno manoscritto conservato presso il figlio Arnaldo, a Fauglis.
(42) Dell'ultimo decennio di vita di Marzuttini si sa poco. Lo trascorse comunque,
nell'ambito di Fauglis. La ricostruzione delle datazioni di questa biografia è
stata opera non facile sia per mancanza di riscontri documentari sia per l'impossibilità
di operare ricerche ulteriori per la scarsità di tempo disponibile. Comunque, a parte alcune
incertezze, risolte per via deduttiva, le date indicate rispondono a dati precisi.
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